Evento n. 258 dalla riapertura (2 settembre 2007)

salvo complicazioni home teatro

5 novembre 2017 - ore 17

ASSOCIAZIONE CULTURALE "BUONI & CATTIVI"
Compagnia Teatro Amatoriale

Domenica 5 novembre 2017 - ore 17 - Teatro Comunale Ballarin

SALVO COMPLICAZIONI
Spettacolo teatrale di Marco Bottoni.
Interpreti Carlo Alberto Ferrari, Elisabetta Bonetti, Franca Bergomi, Marco Bottoni.
Musiche originali di Jacopo Salieri, Fausto Negrelli, Nicola Govoni eseguite dal vivo dagli Autori.
Messa in scena Stefano Santucci; Luci Carlo Sarti; Ottimizzazione Elisabetta Stefanoni.
Due tempi; durata totale 100 m'.

Lo spettacolo tratta della salute e della malattia, della dimensione del curare e del prendersi cura, indagando la realtà esistenziale della Persona nelle varie fasi della sua vita, e mette in scena i valori essenziali della condivisione e della compartecipazione dei momenti di salute e di malattia, con particolare attenzione al bagaglio di sentimenti ed emozioni che ognuna di queste realtà si porta dentro.

Sostenuti da una colonna sonora originale eseguita dal vivo da un trio pianoforte contrabbasso e batteria, i quadri della rappresentazione si susseguono senza soluzione di continuità a volte con elegante ironia, a volte con i toni di una profonda partecipazione emotiva in uno spettacolo ricco di contenuti sia nel testo che nella rappresentazione scenica e nel contributo musicale.

La scenografia accuratamente studiata e volutamente evocativa, suggerisce più che rappresentare fedelmente gli ambienti nei quali si dipana il percorso della narrazione.

Una porta azzurra segna la separazione fra chi è affidato alle cure dei medici in un reparto di rianimazione e chi, dall'altra parte, trepida nell'ansia per il destino del suo caro.
La stessa porta sancisce anche l'assenza irrimediabile del medico durante una grottesca visita di routine.
- Avanti un altro! Cosa c'è?
- Mi fa male una gamba.
- Quale, la destra o la sinistra?
- La destra.
- Allora è una sciatalgia.
- Scusi, cosa vuol dire “una sciatalgia”?
- Prenda due di queste.
- Se le dicevo che mi faceva male la sinistra, allora che cos'era?
L'ironia sottile ed elegante del qui-pro-quo semantico di chi è uso parlare in “medichese” e la disarmante banalità dei pazienti “habituès” dell'ambulatorio fanno da contraltare alla sofferta partecipazione di chi impegna ogni sua giornata nel dedicarsi alla cura degli altri.
Mentre le scene si susseguono, al pubblico viene offerta, con forza è verità, l'opportunità di riflettere sulla fragilità della condizione umana nel momento drammatico della malattia, della perdita della identità e delle capacità cognitive, sulla difficoltà di condividere e compatire il dolore, la sofferenza, la morte.
Forse, se non sappiamo dare un senso alla Morte è perché non abbiamo mai imparato veramente a dare un senso alla Vita.
Il medico chiamato al capezzale del vecchio professore è il suo allievo di un tempo, che se allora era impreparato nel rispondere alle interrogazioni, ora lo è nel compito, ben più arduo, di accompagnarlo nell'ultimo tratto del suo cammino.
Nemmeno questo ho, di te: l'intimità del silenzio da riempire soltanto di una stretta, e forte, della mano.
“Stai tranquillo, ora ti facciamo passare il male, ti togliamo il dolore, poi…”
Ma la malattia, il dolore, persino l'esperienza drammatica della fine della vita non restano fini a se stessi: ogni persona è chiamata a recuperare dalla sofferenza e dal disagio una dimensione nuova e più ricca della propria umanità, quella della condivisione e della partecipazione: chi, superata la malattia, lascia l'ospedale, sente nascere dentro di sé un mai provato “indicibile senso d'amore”.
E dal momento in cui incomincia “a guardare gli tri con lo stesso sguardo che avrebbe volute vedere posarsi su di lui, quando era malato” Uno sguardo di condivisione e di compassione, non più da medico a paziente, da sano a malato ma, per la prima volta, da Essere a Essere. Allora l'Uomo è veramente guarito, perché insieme alla salute e al benessere fisico recupera un senso di partecipazione della medesima umanità, la capacità di condividere le esperienze altrui e, più di tutto, il valore della Appartenenza, che è avere gli altri dentro di sé.
“Sarei certo di cambiare la mia vita, se potessi cominciare a dire NOI” Lo spettacolo risponde, nei suoi contenuti, all'esigenza di trattare un tema proposto e suggerito da due Soci Lions, particolarmente sensibili all'argomento della salute e della malattia, della fragilità della condizione umana e della necessità di recuperare, nella coscienza degli Uomini, i Valori della condivisione, della compartecipazione, della appartenenza a una stessa Umanità.

Realizzato grazie alle capacità innegabili di un regista e uno scenografo attenti e creativi, si avvale della presenza di musicisti in scena che interpretano una colonna sonora originale arricchita dalla esecuzione, sempre dal vivo, di due canzoni.

A giudizio pressoché unanime del numeroso pubblico che ha presenziato alle diverse repliche, lo spettacolo suscita riflessioni e considerazioni su principi e valori che, appartenendo alla natura dell'Uomo, risultano degni di accoglimento e di condivisione, e si configura, pertanto, in una vera attività di “Servizio” alla crescita umana e culturale.


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Informazioni e prenotazioni presso la Biblioteca Comunale

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