PostHeaderIcon La vita

A pochissimi lendinaresi, almeno fino agli anni 1997-1998, era noto che il geniale costruttore di strumenti musicali Domenico Montagnana fosse un loro concittadino.  Ma anche fra gli addetti ai lavori, studiosi, strumentisti e liutai, vi erano forti dubbi sul luogo di origine del Maestro e sulla sua data di nascita. Alcune pubblicazioni importanti di carattere musicologico italiane ed inglesi, erano solite infatti apporre un punto interrogativo sul dato anagrafico della nascita, o indicare il 1687, anziché il 1686 come anno nel quale Domenico vide la luce, altre ipotizzavano persino Venezia come luogo in cui il liutaio ebbe i natali. Sono state le ricerche effettuate dall'allora Presidente dell'Associazione Polesine Musica, Ramis Tenan, nel corso del 1997 negli Archivi della Parrocchia di S. Sofia in Lendinara e da Riccardo Vianello, a Venezia, a dirimere definitivamente i dubbi che ancora circolavano fra gli esperti sull'ambiente di provenienza di Montagnana e sulla sua famiglia. E occorre qui riconoscere i meriti dell'Amministrazione comunale di Lendinara che, nel biennio 1997/98, ha sostenuto economicamente tre fondamentali iniziative che hanno contribuito al rilancio della figura e dell'opera di questo suo figlio ora del tutto legittimato:
  1. la prima mostra di opere di Domenico realizzata il 7 Settembre '97 a Palazzo Boldrin;
  2. un convegno di studi tenutosi il 25 dello stesso anno;
  3. la presentazione al pubblico, nell'Ottobre del '98, della prima monografia-catalogo di lavori di Montagnana, curata dai liutai cremonesi Carlson, Cacciatori e Neumann.

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Addì 29 Giugno 1686 - Sabato.
Domenico, figlio legittimo di M. Paulo Montagnana e di D.na Andreana, sua legittima consorte; compare il... cel. Don Carlo Liberatti; comare D.na Angelica, moglie di Cristoforo Bolpati, battezzato da me Angelo Sicchieri, curato; nato il giorno 24 circa alle tre ore di notte.
Dal registro dei battezzati, archivio della Parrocchia di S. Sofia, Lendinara
17/8/1669 fu fatto matrimonio all'altare maggiore da me Arciprete incaricato, alla presenza si M.... Stecchetta e di n.... Angelo Garbin, ambi di questa parrocchia, firmato d'ordine dal S. C. T. fra Paolo, figlio di M. Domenico Montagnana e donna Andriana figlia di M. Domenico Spinelli, ambi di questa parrocchia.

I documenti ritrovati mostrano in modo inequivocabile come le radici della famiglia del liutaio, fossero innestate nel territorio lendinarese già a partire dalla seconda metà del 1500. Il nonno di Domenico, agli inizi del 1600, era l'unico "pettenone" (costruttore di regoli in legno impiegati per la tessitura) presente in Lendinara. L'arte della calzatura, accanto alla lavorazione del legno, è l'altro ambiente nel quale la famiglia Montagnana è inserita. Il fratello di Domenico, Ludovico, eserciterà infatti a Venezia la professione di "calegher", calzolaio, proprio negli stessi anni in cui il Nostro si afferma nella città lagunare come liutaio.

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Uno degli aspetti più controversi e a tutt'oggi ancora irrisolto, riguarda gli anni della formazione di Domenico. E' noto che la cittadina lendinarese si era fatta apprezzare, fin dal Rinascimento, come centro importante per l'intarsiatura del legno con i Canozi, apprezzati maestri anche nella preparazione delle vernici da depositare sulle loro opere. All'inizio del 1600, Lendinara poteva contare inoltre sulla presenza nel proprio territorio di varie comunità monastiche e di alcune importanti famiglie nobiliari, nonché di una comunità ebraica che aiutava, con due Regolatori, il Pretore veneziano nell'amministrazione della comunità civile.
Da chi Domenico sia stato introdotto all'arte della liuteria, quanti anni abbia trascorso nell'apprendistato della costruzione degli strumenti ad arco, se a Lendinara o a Venezia, dapprima come garzone e successivamente come lavorante, non è dato sapere. A giudizio di Renè Vannes e di Alberto Basso, curatore del Dizionario della Musica e dei Musicisti edito dalla UTET, pare che già intorno al 1712 Montagnana fosse presente a Cremona, come allievo di Stradivari e Bergonzi, e successivamente come responsabile di una propria bottega. Secondo altre fonti (Charles Beare, Stefano Toffolo) lo si vedrebbe già attivo a Venezia a partire dal 1699.
Fornire una risposta esaustiva a questi interrogativi, è, a nostro parere, impresa ancora assai ardua, nonostante gli incoraggianti risultati delle recenti acquisizioni archivistiche. Ciò non toglie che si possano formulare ora, alla luce delle riflessioni che le tre iniziative, cui si accennava più sopra, hanno prodotto, delle ipotesi ancora più credibili che consentono, a nostro parere, una collocazione artistica sempre più dettagliata della figura di Domenico. Le ricerche archivistiche effettuate nella città di Cremona, non segnalano la presenza di Domenico nella città lombarda ne' come garzone, ne' come titolare di un proprio laboratorio in città, nel periodo sopra riportato. Non solo. Da una attenta analisi delle opere del Montagnana, non emergono riferimenti alla purezza e all'equilibrio delle linee degli strumenti della scuola cremonese. L'opera del Nostro si caratterizza infatti per una serie di "piccole imperfezioni formali" estranee alla migliore tradizione cremonese.
Le sue prime esperienze costruttive si possono con maggior probabilità far risalire alla scuola tirolese di Jacob Steiner. Diverse sue realizzazioni, ultimate prima del 1720, hanno infatti un design piuttosto tozzo, corto ed allungato, che ci fa volgere lo sguardo più al nord dell'Europa che non a Cremona, anche se i cartigli di molti suoi strumenti, riportano la dicitura "Sub Signum Cremonae".

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Le dimensioni stesse dei suoi violoncelli, famosi ormai in tutto il mondo per essere sempre stati suonati dai migliori interpreti, riportano una lunghezza di cm. 74-75, lievemente inferiore alla celebre "forma B" elaborata da Antonio Stradivari per i suoi strumenti, che comportava per i violoncelli una misura di cm. 79. A ciò si deve aggiungere una ampiezza più marcata dei celli di Montagnana rispetto a quelli di Stradivari. Risulta pertanto più attendibile l'ipotesi che Domenico avesse elaborato i propri standard costruttivi facendo riferimento alle opere di Matteo Goffriller e di suo suocero Martinus Kaiser, i primi ad introdurre il violoncello a Venezia.

Un dato comunque è certo. Dagli archivi di Stato a Venezia, si rileva la presenza di Montagnana nella città lagunare a partire dal 1715, anno in cui si presenta già come liutaio, aprendo una sua bottega in Calle degli Stagneri, vicino al Ponte di Rialto, dopo aver ottenuto dalla corporazione dei Merciai, ordine professionale nel quale erano inseriti i liutai, il permesso di esercizio alla professione, che normalmente non poteva essere concesso se non previa prova di professionalità esercitata per un arco di 5 - 7 anni alle dipendenze di un maestro ufficialmente riconosciuto.

A Venezia nei primi anni del '700 si ritrovano alcuni eccellenti liutai che con molta probabilità si conoscevano bene, essendo le loro botteghe quasi tutte dislocate nella zona compresa fra S. Marco e Rialto, crocevia fin dal 1500 di importanti scambi culturali, commerciali e d'affari. Da Bologna si trasferisce Carlo Tononi; da Cremona arriva Pietro Guarneri, che per sfuggire al pagamento delle tasse alla temibile corporazione dei Merciai, preferisce lavorare nella propria abitazione; da Udine si stabilisce nella città lagunare Santo Serafin. Questi sono alcuni dei colleghi più eminenti con i quali Montagnana intrattenne quasi sicuramente relazioni umane e professionali. Assieme, essi diedero vita alla stagione migliore della scuola liutaria veneziana, un periodo irripetibile, che abbraccia il periodo compreso fra il 1720 e il 1750, anno della scomparsa di Montagnana, i cui frutti sono ancor oggi sotto gli occhi e nel cuore di tantissimi ascoltatori e appassionati di liuteria sparsi in tutto il mondo.

foto cole

foto Helmerson Pagny

Lendinara - Chiesa della B. V. del Pilastrello - 7 Settembre 1997
Il violoncellista "David Cole" suona il celebre violoncello di Domenico Montagnana "LA BELLA ADDORMENTATA".
Lendinara - Chiesa della B. V. del Pilastrello - 7 Settembre 1997
Il violoncellista "Frans Helmerson" e la pianista "Patricia Pagny" in concerto.

Nel 1717, Domenico sposa Caterina Berti, una veneziana che abitava nella stessa contrada, la conosciuta calle degli Stagneri, in campo S. Bortolomio. Dal loro matrimonio nasceranno solo femmine, sei per la precisione, nessuna delle quali vorrà proseguire l'attività paterna.

Montagnana conosce sicuramente a Venezia una buona fama, tant'è che fra i liutai presenti nella prima metà del 700 in città, è quello che a giudicare dall'entità delle tasse pagate alla sua corporazione, risulta essere il più richiesto. Gia a partire dal 1720 Domenico elabora un proprio design di strumenti (violini e violoncelli in particolare) che denota il raggiungimento di una notevole sicurezza artistica e di una maturità costruttiva esemplare. Ogni opera che uscirà dalle sue mani, rivela i tratti di un'arte che ama assegnare a ciascuna creazione i caratteri dell'unicità, cui si accompagnano una forte e robusta personalità, una carica di vitalità prorompente che ci fa pensare ad esse quasi come a sculture viventi.

Per chi volesse avere un'idea precisa dei vertici della sua arte, può ritrovare alcuni eccellenti esempi nelle eloquenti immagini del primo catalogo che si conosca delle sue opere, edito nell'anno 1998 dagli editori Carlson-Cacciatori-Neumann di Cremona, frutto dell'impegno dell'Associazione Polesine Musica, del Comune di Lendinara, della Regione Veneto, della Provincia di Rovigo e realizzato con la collaborazione di studiosi quali Pier Luigi Bagatin, Riccardo Vianello, Charles Beare, Mimmo Peruffo, Stefano Toffolo, Adriano Cavicchi e Renato Meucci.

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Quante opere abbia prodotto Domenico dal 1715 all'ultimo anno della sua vita, il 1750, è impresa assai ardua anche solo da ipotizzare. Diversi suoi lavori, realizzati prima del 1720, portano spesso al loro interno etichette di altri liutai; molti sono stati venduti ed acquistati nel corso dei secoli da svariati compratori, ragion per cui non sempre è possibile ricostruirne il percorso esistenziale. E' da tener presente inoltre, che il mercato degli strumenti musicali a Venezia ha avuto una vivacità e una mobilità di committenti sconosciuta a Cremona. Quelle dei veneziani erano opere che solitamente venivano acquistate da una classe borghese di media levatura, che in caso di necessità o di avverse fortune rivendeva senza troppe remore gli strumenti rilevati dagli artigiani lagunari. A Cremona la clientela era invece di alto rango e pertanto meno incline a sbarazzarsi degli strumenti acquistati nelle rinomatissime botteghe di Stradivari e Guarneri.

Il laboratorio di Domenico, che pare non abbia avuto alle sue dipendenze nessun garzone, fu ereditato alla sua morte da Giorgio Serafin, che ne sposò l'ultima delle figlie, Angela Steffana, al quale mancò il talento e la fama del liutaio di Lendinara.

Riteniamo possa essere utile, a questo punto, fornire un elenco aggiornato delle opere autentiche di Montagnana, corredato da alcune informazioni sugli acquirenti passati e recenti di ognuna, da noi redatto sulla base di rigorose verifiche fatte eseguire presso i laboratori dei liutai italiani Carlson, Cacciatori - Neumann di Cremona e Charles Beare di Londra, due fra i più accreditati a livello internazionale, consulenti di importanti compagnie di assicurazioni, e profondi conoscitori del mercato dell'arte liutaria.