PostHeaderIcon Ulteriore contributo storico

Notizie biografiche
...
Le ricerche effettuate nel corso dell'anno 1997 presso gli archivi della Chiesa di Santa Sofia in Lendinara ed in quelli di Stato e del Patriarcato a Venezia, consentono di aggiungere un po' più di luce sulla celebre figura del liutaio lendinarese Domenico Montagnana. Il padre Paolo, che esercitava l'attività di calzolaio, si unisce in matrimonio con Adriana Spinelli il 17 Agosto 1669 e dalla loro relazione vedranno la luce ben otto figli. Domenico risulta essere il settimo, nato precisamente il 27 Giugno 1686. Dopo due giorni ricevette il battesimo nella chiesa di Santa Sofia, la stessa nella quale era stato celebrato il matrimonio dei genitori.
Domenico appare fortemente radicato, come si può facilmente rilevare dalle origini della sua famiglia, nel tessuto della comunità di Lendinara. La sua infanzia è purtroppo segnata dalla precoce perdita non solo di alcuni fratelli (Lorenzo, Lodovico primo e della sorella Margarita) ma anche della madre, all'età di nove anni.
Da chi sia stato avviato alla carriera di liutaio e presso quale bottega polesana abbia potuto apprendere l'arte della costruzione degli strumenti ad arco non è dato sapere con esattezza. Di certo appare sulla scena artigiana nella città di Venezia nel 1715. I registri dell'arte dei Marzeri (merciai), a cui i liutai erano soggetti, lo identificano come "Lauter" (costruttore di liuti e strumenti analoghi). Sono con lui in quei primi anni del settecento altri capi mastri: Zuanne Curci, Mattio Selles, Nicolò Taiber, Mattio Filler (Gofriller) ed Anzolo Sopran, suo vicino di negozio in calle degli Stagneri.
Il momento storico che prelude al grande disastro politico del 1797 vede Venezia imboccare - sul piano militare - un lungo periodo di non belligeranza, nel tentativo di ridare stabilità economica alle sue finanze e lavoro a quanti operano nel settore dell'artigianato e dell'industria. Lo sforzo prodotto dalla "Serenissima" sarà meritevole ma tardivo. La decadenza delle arti in generale coinvolgerà maggiormente anche i pochi liutai rimasti in città, che raggiungeranno il minimo storico nel 1719 con sole tre presenze.Nonostante tutto il giovane Domenico Montagnana non demorde e prima apre un suo negozio in calle degli Stagneri, nella centrale contrada di San Bortolomio, all'insegna della "Città di Cremona", poi si unisce in matrimonio con Caterina Berti, anch'essa residente a San Bortolomio.
I documenti analizzati fino a questo momento non offrono la possibilità di comprendere fino a che punto i vari liutai presenti a Venezia nella prima metà del Settecento si siano scambiato utili informazioni sulla loro attività, nè tantomeno se qualcuno di loro - più giovane anagraficamente - abbia effettuato presso i più esperti un qualche corso di perfezionamento o di tirocinio; è solo possibile ipotizzare che, dato l'esiguo numero, essi si conoscessero tra loro e magari in qualche occasione d'arte si siano appartati, come del resto si usa fare anche ai nostri giorni, per discutere su quelli che erano i loro problemi artistici, delle sempre più scarse commissioni di lavoro da parte di privati, di Accademie musicali e dei teatri, o degli "Ospedali" (Mendicanti, Ospedaletto, Pietà, ecc...).
Ma per tornare alle vicende del nostro Domenico, stabilitosi definitivamente nella zona di San Bortolomio dopo il matrimonio (forse in casa dei suoceri), c'è da segnalare la nascita della primogenita Lodovica (1719) e l'anno seguente di Virginia. La terza "stella" in casa Montagnana prende il nome di Domenica Antonia (1722), allontanando sempre più le speranze del povero Domenico che desiderava, forse, una presenza maschile nell'ambito familiare.
Negli anni a seguire saranno ancora le donne ad avere il sopravvento: nel 1724 sarà la volta di Anna, seguita nel 1727 da Maria. Concluderà la nutrita schiera Angela, nata nella nuova casa di calle Stretta, nel 1728. E' appurato infatti che dopo la quinta figlia, la residenza dei coniugi Montagnana (ed eventuali altri congiunti) risultasse di fatto inadatta ad ospitare la sempre crescente prole, imponendo al nuovo nucleo un trasferimento che si concretizzò nel 1725 con il passaggio in una dimora di proprietà del Patriarcato di Venezia.
Dal 1734 però, la vita della famiglia Montagnana conosce alcune tappe negative: nel febbraio muore la primogenita Ludovica,m a soli sedici anni; nell'agosto successivo anche il vicino di negozio di Domenico Montagnana in calle degli Stagneri, il liutaio Anzolo Sopran, soccombe - dopo alcune ore d'agonia - al destino fatale. Toccherà al Montagnana stilare l'inventario degli oggetti appartenuti all'artiere ed amico Sopran, dopo la sua dipartita.
Anche sul fronte familiare le notizie non sono migliori. Dal 1728 (epoca dell'ultimo parto) la moglie Caterina inizia a manifestare segni di progressiva paralisi che lentamente la costringeranno all'allettamento permanente, fino al sopraggiungere del trapasso, avvenuto nel 1748.
In questo periodo Domenico sembra avvalersi dell'aiuto del fratello Lodovico, giunto da Lendinara verso il 1744 - 45. Nel mezzo secolo di vita che la Repubblica Veneta si appresta ad affrontare, non sembrano sopraggiungere per le arti, l'economia e la politica grandi segnali di ripresa. Una lenta ed inesorabile forza d'inerzia sembra imperversare e condizionare gli eventi. I pochi lauteri (liutai) rimasti (quasi tutti concentrati a San Salvador) non beneficiano degli influssi positivi che le imminenti libertà francesi stanno per seminare sull'intera Europa. Al contrario, essi soccomberanno in maniera inesorabile sotto la spinta dei mutamenti societari in atto.
Alla metà esatta del secolo, Domenico Montagnana si spegne all'età di 64 anni nella contrada di San Bortolomio. La sua abitazione oggi non sussiste più, demolita tra il 1857 - 58 sotto la spinta di quei miglioramenti urbani imposti dalle autorità austriache che involontariamente cancellarono le poche, esili tracce della presenza del lauter Domenico Montagnana nella Venezia del settecento.
I suoi strumenti, invece, al contrario degli elementi biografici, ci pongono di fronte in modo inequivocabile, ad una personalità artistica tra le più affascinanti della storia della liuteria italiana. Le opere a noi pervenute raramente portano una data antecedente il 1720.
I violini di Montagnana furono costruiti su svariati modelli. Quelli di formato normale, con bombatura piatta, sono strumenti di prim'ordine per i solisti, mentre altri suoi strumenti sono forse meno idonei a causa delle dimensioni ridotte o della tendenza ad una bombatura più alta, favorita da Jacob Stainer, i cui strumenti furono in voga a Venezia e altrove in Italia. Soltanto una viola è stata attribuita a Montagnana: lo strumento utilizzato per molti anni da Lionel Tertis. La sua forma, nonostante un'alterazione delle dimensioni originali, conosciuta come modello "Tertis", ha ispirato molti liutai contemporanei. La fama di Montagnana rimane tuttavia legata alla straordinaria produzione di violoncelli che a giudizio del violoncellista Ralph Kirshbaum annovera circa 40 esemplari.
Incoraggiato dalla popolarità di questo strumento nella città di Venezia a quell'epoca, il Nostro ha saputo costruire degli strumenti che nel corso di oltre due scoli sono stati considerati ideali dai più acclamati solisti. Piatti, Feuerman, Piatigorsky, Yo Yo Ma, per ricordarne solo alcuni, li hanno scelti come compagni fedeli nell'arco della loro carriera professionale. Audaci, a volte di aspetto massiccio, hanno molte delle qualità acustiche dei grandi strumenti cremonesi e ancora più volume quando sono suonati con forza. Il romanziere Charles Reade diede a Domenico Montagnana l'appellativo di "possente veneziano", definizione assai pertinente per tutti coloro che conoscono la sua opera strumentale.

Testo tratto dalla brochure di presentazione delle manifestazioni in onore a Domenico Montagna - Lendinara 7 settembre / 25 ottobre 1997 su gentile concessione di Leonardo Finotti.